Il 1° Novembre è la giornata mondiale delle persone vegane, istituita in Inghilterra nel 1994 dall’animalista vegana Louise Wallis, presidentessa della Vegan Society. Wallis cercava un modo per sottolineare la continua esistenza della sua associazione di vegani e per attirare l’attenzione su questo stile di vita cruelty-free (portato avanti  senza causare sofferenza o morte agli animali). Nel campo alimentare, il termine si estende anche a scelte e stili di vita che escludono l’uso di ingredienti o pratiche che implichino lo sfruttamento animale, come carne, latte, uova, miele o pellame.

In questa giornata tuttз lз veganǝ  trovano un’occasione di condividere il loro stile di vita amante degli animali tra di loro, ma anche con chi ancora non capisce o non vuole ‘convertirsi’.

Sempre più persone veganǝ e vegetarianǝ scelgono un’alimentazione plant-based, fondata principalmente, o esclusivamente, su ingredienti di origine vegetale. Un mercato in costante crescita che riflette una nuova consapevolezza etica e sostenibile.

Secondo un approfondimento sul mercato degli alimenti vegetali redatto da The Good Food Instituite Europe, tra il 2022 e il 2024 il valore delle vendite annue in Italia degli alimenti a base vegetale è aumentato del 16,4%, indicando una tendenza nelle persone ad acquistare elementi cruelty-free molto più spesso di prima, basandosi più sul gusto che sul prezzo. Il “formaggio” vegetale sembra quello più desiderato, con un aumento del valore delle vendite del 102% rispetto al 2022.

dati analizzati da The Good Food Institute Europe mostrano un aumento moderato e sostenuto dell’acquisto di prodotti vegetali da parte di chi vive in italia dimostrando la volontà delle persone di diminuire la crudeltà verso gli animali, per un futuro più pacifico ma anche sostenibile.

Questo aumento nel consumo di prodotti plant-based è anche sostenuto dal Veganuary: un evento che si svolge per tutto il mese di gennaio (january) che punta a promuovere l’alimentazione vegana anche a chi ancora non lo è, ponendosi più come una sfida per chi consuma abitualmente prodotti di origine animale  di consumare solo prodotti plant-based per tutto il mese; provando  ad abbracciare uno stile di vita cruelty-free.

La dieta vegan è sostenibile per i nostri corpi?

Questa alimentazione cruelty-free si basa su sei gruppi alimentari:

  1. Cereali, come pasta, riso, avena e mais ma anche cous-cous e quinoa. Anche le bevande vegetali fanno parte di questo gruppo: forniscono energia, quindi bisogna mangiarne in quantità.
  2. Frutta secca, ottima per assorbire diversi nutrienti.
  3. Alimenti proteici, che variano dal seitan ai legumi, ottimi per apportare Sali minerali, fibre, vitamine e acidi grassi essenziali.
  4. Verdure, piene di minerali, vitamine e fibre. Parte fondamentale della dieta mediterranea.
  5. Frutta, di cui si dovrebbe mangiare anche la buccia perché contenente la maggior parte delle vitamine e dei Sali minerali.
  6. Grassi, fonte di acidi grassi e omega 3, ma vanno consumati con moderazione, come in ogni altra dieta.

La dieta vegana, se ben pianificata può risultare adeguata dal punto di vista nutrizionale per tutte le età.

Non chiamatelo hamburger: le nuove normative dell’UE

I prodotti a base di legumi e verdure che lз veganǝ e lз vegetarianǝ  mangiano in sostituzione alla carne sono sotto attacco da parte dell’Unione Europea: le denominazioni di questi prodotti che richiamano quelli animali sono state vietate. Questo include parole come hamburger, latte, formaggio, salsiccia e molte altre. Non ci sarà più nessun ‘hamburger vegetale’ ma qualcosa di più simile a ‘preparato vegetale a base di legumi e proteine vegetali’.

L’emendamento, votato dal Parlamento Europeo su proposta del Partito Popolare Europeo, ha l’obiettivo di rafforzare le tutele verso chi consuma prodotti alimentari, evitando possibili confusioni dovute a denominazioni fraintendibili. . Dietro questa decisione c’è anche la volontà di difendere il comparto zootecnico dal mercato di prodotti di origine vegetale. La sua crescita risulta come una minaccia per i prodotti animali data la sua grande crescita negli ultimi anni.

Questa misura, però, non sembra risolvere alcun problema, poiché le etichette sono sempre state molto chiare sul contenuto plant-based degli alimenti che producono e che richiamano, nel nome, prodotti di origine animale.  Inoltre, secondo un’analisi di The European Consumer Organisation risalente al 2020, la maggior parte dei consumatori e consumatrici non sembra essere confusa da nomi come ‘burger vegetale’, visto che i prodotti sono chiaramente specificati come composti da prodotti vegetali e non animali. Inoltre, chiamarli in modo diverso non fermerà l’aumento delle vendite di questi prodotti plant-based. Chiediamo all’Unione Europea di concentrare i loro sforzi su una strategia diversa, come l’impatto ambientale del cibo buttato ogni anno da parte dellз cittadinз , e non su manovre che non migliorano la nostra vita.